Consigli su come scrivere una storia

L’idea.

Tutto parte da qualcosa che sentiamo di dover raccontare o che pensiamo che il lettore voglia leggere. Può essere incentrata su un personaggio, su un avvenimento, su una relazione tra due personaggi, un incontro ecc.

La storia

Quindi dalla semplice idea si deve creare la storia vera e propria, quindi completare gli elementi mancanti: se parto dal personaggio devo trovargli un’ambientazione e fargli capitare delle cose. Se parto da un avvenimento devo trovare i personaggi che possano viverlo, se parlo di una relazione devo trovare i personaggi e un’ambientazione adatti ecc.

Alla fine dobbiamo avere un’ambientazione, dei personaggi e delle vicende da far loro vivere.

Ambientazione:  è dove si svolge la vicenda, inteso sia in senso di tempo che di luogo. Senza iniziare a parlare di generi narrativi è utile sapere che un’ambientazione fantastica è molto più complicata da gestire in quanto il lettore non ha nessuna conoscenza preacquisita e quindi devono essergli date tutte le informazioni necessarie a capire “come funzionino” le cose in quel mondo.

Spesso si preferisce un’ambientazione che richiami esattamente quella a cui siamo abituati, se non per svelare, nel corso degli avvenimenti, che in realtà ci sono delle differenze.

Coerenza.

Spesso scrivendo le storie di getto non si dà molto peso alla verosimiglianza, alla credibilità. Si pensa semplicemente a rappresentare le scene che ci interessano. Sbagliato. Per quanto l’ambientazione sia fantasiosa, irrealistica, surreale, ogni accadimento deve avere una giustificazione. Questo non per una questione deontologica, ma perché il lettore percepisce attraverso le incoerenze che si tratta di una storia inventata da qualcuno, l’autore, in maniera del tutto arbitraria e che quindi i personaggi non sono persone reali con le quali poter instaurare un legame emotivo. Esempio: “una ragazza che è innamorata di un ragazzo, sta cercando l’occasione di confessargli il suo amore. Un giorno arriva un signore che le propone di partire per un viaggio in un paese esotico, lei parte e del ragazzo non si fa più nessun accenno”.

I personaggi non sono burattini, ma persone vere che agiscono come persone vere. Se vogliamo che effettivamente la storia vada in quel modo dobbiamo giustificare ogni cosa che succede. Es. un giorno sente il ragazzo parlare male di lei ai suoi amici e così decide di accettare la proposta dell’uomo sconosciuto. Se la ragazza vive con i genitori bisognerà anche spiegare come risolvere il rapporto con loro: es. lo sconosciuto si finge un professore di una prestigiosa università straniera che le offre una borsa di studio. I genitori, vedendo che lei ha bisogno di cambiare aria dopo la delusione d’amore la lasciano andare.

Tutto deve essere coerente e credibile.

E’ utile farsi la domanda: se fossi io nei panni del personaggio cosa succederebbe? Questo non vuol dire che tutti i personaggi devono comportarsi come noi, ma ci aiuta a riflettere sui meccanismi della vita reale e ad interrogarci sulla verosimiglianza della storia.

Oppure possiamo far finta che il protagonista sia un nostro amico e che ci raccontasse questa storia come se gli fosse successa veramente: gli crederemmo o no? E se anche ci fornisse le prove non avremmo la sensazione che si sia comportato in modo inspiegabile e assurdo?

Bisogna fare i detective, capire se con questa storia si stia mentendo al lettore.

Altro esempio: un ragazzo sta inseguendo un suo amico che gli ha appena fatto un dispetto, ad un certo punto lo perde di vista e sente qualcuno dietro di lui dargli uno spintone. Al 90% si tratterà del suo amico che si era nascosto, quindi non ha senso fare in modo che l’aggressore sia avvolto dall’ombra e che appaia in modo minaccioso per dare suspance alla scena e poi far vedere che si trattava proprio dell’amico. A meno di non voler far capire che il nostro personaggio è stupido e fifone.

Un esempio preso dalla cronaca: Pistorius torna a casa e sente dei rumori in bagno, prende la pistola e spara attraverso la porta credendo si trattasse di un ladro, uccidendo invece la sua fidanzata. Se lo leggessi in un fumetto mi chiederei: o è un idiota o sta mentendo… e se non è nessuna delle due significa che è l’autore ad essere un idiota.

Quando succedono avvenimenti poco coerenti si dice che la scena o, nel peggiore dei casi, tutta la storia, “non sta in piedi”.

E’ altresì ovvio che il concetto di coerenza e verosimiglianza dipende anche dal genere di storia che si sta raccontando: se la storia è una commedia comica i personaggi possono agire in modo più “rilassato” rispetto al normale e compiere azioni che nella vita reale non compierebbero. Ma non bisogna mai esagerare: se lo sfasamento tra quello che dovrebbe succedere e quello che succede è funzionale a creare situazioni di comicità allora il lettore riesce a giustificarlo e ad apprezzarlo, ma se questa incoerenza non serve a nulla se non a far andare la storia in una direzione piuttosto che in un’altra, allora il lettore non può che attribuire queste incoerenze all’incapacità dell’autore.

Inoltre il tono dell’opera potrebbe non risultare così evidente, soprattutto in storie brevi o agli inizi di una serie. Quindi è utile inserire all’inizio delle storie degli elementi che ne facciano intuire il tono. Se si tratta di una commedia occorre inserire nelle prime vignette introduttive delle scenette divertenti, messe anche in secondo piano, sullo sfondo. Es. un gatto che legge un giornale, un uomo in mutande sul cornicione di una casa, un prete cieco che guida una vespa assieme al proprio cane terrorizzato… Se invece si vuole dare l’idea di un noir o di un thriller è utile inserire scene di violenza e degrado. Ken il guerriero inizia con l’aggressione di una coppia di profughi da parte di una banda di teppisti.

E infine non bisogna mai giustificarsi dicendo: “tanto è un fumetto”.

Prerequisiti.

Quando si inventa una storia ambientata nel passato a volte si dà per scontato che il lettore conosca già l’ambientazione. Se è una storia che si svolge nella seconda guerra mondiale si può supporre che il lettore sappia per esempio che i nazisti hanno perso. Mai dare nulla per scontato, mai riporre troppa fiducia nel lettore. Se c’è la possibilità che fraintenda è sicuro che fraintenderà.

Oppure se un personaggio fa riferimento ad una città dicendo per esempio: “A Pincara vuoi che ti porti? Te lo puoi scordare!”. Magari noi sappiamo che Pincara è un paesino perso nel Polesine e che il motivo per cui non vuole portarla è che si tratta di un paese lontano e sperduto, ma il lettore potrebbe scambiarlo per un modo di dire.. “ma vai a pincara, va’! L’espediente più usato per fornire informazioni sull’ambientazione senza che l’autore intervenga direttamente (con delel didascalie) è di creare un personaggio forestiero che abbia circa le stesse conoscenze del lettore. Le informazioni che vengono quindi date a questo personaggio in realtà servono al lettore. Può essere fisso oppure variabile. Es. in Avatar (appena visto in TV) il protagonista non conosce nulla degli esperimenti riguardanti gli avatar e della popolazione di Pandora, quindi gli altri personaggi devono spiegargli ogni cosa. Anche noi non ne sappiamo nulla! che coincidenza, non trovate? 🙂

Sceneggiatura / trama / intreccio

Passiamo quindi a dare “forma” alla storia. Cioè: come vogliamo raccontarla, da che punto di vista la raccontiamo? In sequenza cronologica o con dei flashback? Che ritmo vogliamo dare alla narrazione? Quanto approfondita dovrà essere la descrizione dei sentimenti dei personaggi? Oltre alla storia in sé vogliamo comunicare dei messaggi sociali, etici, morali?

…continua

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